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La parola ai relatori



Intervista a Nicola Prodi

SAIE Academy. La parola ai relatori.

Intervista a Nicola Prodi

Il relatore:

Nicola Prodi si è laureato con lode in Fisica ed ha completato il Dottorato presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara dove è ora Professore Associato in Fisica Tecnica Ambientale e membro del Collegio di Dottorato. E’ incaricato per il corso di “Acustica Applicata ed Illuminotecnica” ed è docente della Scuola di Acustica dell’Università di Ferrara. Ha trascorso periodi di ricerca presso Università in Danimarca, Germania, Giappone, Cina e Canada. Ha partecipato sia a progetti di ricerca Nazionali (CNR, MIUR, MISE, RER, INAIL) che Internazionali (Commissione EU). Le sue ricerche riguardano in particolare l’acustica delle sale, l’auralizzazione, la propagazione del suono nei materiali e l’intensità sonora

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L'intervista

Una delle problematiche più importanti e sottovalutate è quella del miglioramento della qualità acustica di un edificio. Spesso si considera solo la mitigazione del rumore tra diversi piani, invece le tematiche da affrontare sono molte di più. Può dirci qualcosa di più, in particolare in ambito scolastico ?

In effetti l’insieme delle problematiche acustiche di un edificio è ben più articolato e comprende, oltre al rumore dovuto al calpestio, quello propagato attraverso le partizioni verticali, l’isolamento acustico delle facciate, il rumore degli impianti tecnologici e, in special modo nelle scuole, non si può non ricordare l’eccesso di riverberazione sonora. Negli edifici scolastici è stato dimostrato che l’insieme dei rumori di varia natura presenti nell’aula per difetti legati alle caratteristiche precedenti ha un impatto diretto sull’apprendimento degli studenti, sul loro benessere e sul loro comportamento nonché sullo sforzo vocale dei docenti. Peraltro questi effetti negativi sull’apprendimento indotti da un’acustica sbagliata avvengono sia nel breve periodo di una lezione che osservando i risultati lungo più anni scolastici.

Le norme attuali sono sufficienti ? i professionisti hanno consapevolezza della trattazione del tema ? 

L'avvento di nuovi materiali con elevati livelli prestazionali ha fornito ai progettisti un’ampia gamma di alternative utile ad affrontare efficacemente deficienze strutturali che, con i materiali sarebbe impensabile colmare. Le innovazioni, oltre agli aspetti tecnologici, hanno anche interessato i sistemi e le tipologie strutturali. A solo titolo di esempio, e per restare nel campo delle strutture metalliche, si potrebbero citare i controventi dissipativi ad instabilità impedita il cui impiego è particolarmente efficace per adeguare o migliorare sismicamente costruzioni esistenti realizzate con altri materiali. Non meno importanti appaiono le innovazioni di processo, soprattutto grazie all’utilizzo sempre più diffuso di strumenti e tecniche BIM sia in fase di progettazione/prototipazione sia per la gestione dell'intervento di adeguamento. Innovazioni di prodotto e di processo devono essere comunque inquadrate in un’ottica di progettazione integrata, ossia di tipo multiprestazionale, orientata sul concetto di ciclo di vita e basata su metodologie quantitative per la determinazione degli impatti ambientali e, più in generale, per verificare il soddisfacimento dei requisiti di progetto.  Solo in questo modo sarà possibile arrivare a soluzioni in grado di rappresentare delle vere e proprie best practises negli interventi di retrofit del patrimonio edilizio esistente.

Le norme attuali sono sufficienti ? i professionisti hanno consapevolezza della trattazione del tema?

Il tema del miglioramento sismico e, più in generale, quello della riduzione della vulnerabilità degli edifici esistenti è fondamentale per le strategie di mitigazione del rischio simico in Paesi come il nostro, anche per le sue ricadute in termini economici. Non a caso è sempre stato tra i più delicati e controversi, sia nel dibattito tecnico-scientifico sia dal punto di vista normativo. Come è noto, l’intero quadro normativo, nazionale ed europeo, è in corso di aggiornamento e revisione e certamente le parti che riguardano questa tematica sono quelle per le quali sono attese le modifiche più sostanziali, anche in considerazioni delle molteplici criticità che presentano le norme attuali su queste questioni. Parallelamente, il mondo dell’università e della ricerca è impegnato a studiare procedure e metodologie di calcolo sempre più affidabili per la progettazione dei sistemi di miglioramento e/o adeguamento sismico degli edifici esistenti e, di concerto con le associazioni di settore, si stanno promuovendo numerosi corsi di formazione specifici per mostrare ai professionisti le potenzialità derivanti dall’utilizzo di questi approcci progettuali più avanzati, soprattutto laddove opportunamente combinati con le innovazioni tecnologiche offerte dal mercato.

Di questi argomenti si parlerà al SAIE Academy: che valore aggiunto si porterà il partecipante da un seminario come questo?

L'aggiornamento professionale permanente è uno degli strumenti per aumentare la competitività del nostro paese nel mercato globale e quindi iniziative come queste portano sempre un valore aggiunto a chi vi partecipa. Nello specifico, il programma scientifico di SAIE ACADEMY mi sembra veramente molto interessante, completo e focalizzato su tematiche di grande attualità.  Sono sicuro quindi che contribuirà ad arricchire le competenze specifiche ed il bagaglio culturale dei partecipanti.

 
Intervista a Luca Rollino

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Intervista a Luca Rollino

Il relatore

Luca Rollino Laureato in Ingegneria Edile nel 2005, nel 2007 consegue la laurea in Architettura (Costruzione) con una tesi sugli strumenti di valutazione della sostenibilità. Nel 2012 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Innovazione Tecnologia per l’Ambiente Costruito presso il Politecnico di Torino. 
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L'intervista
In questo momento siamo in una fase di forte evoluzione normativa nell’ambito delle tematiche inerenti l’efficienza energetica. Cosa cambierà nei prossimi mesi ?
 
L’emanazione e l’entrata in vigore dei decreti attuativi della Legge 90/2013 ha portato un radicale cambiamento nel modo di progettare gli edifici.  È necessario che i professionisti capiscano da subito che nulla sarà più come prima.  Un edificio, dovendo confrontarsi dal punto di vista energetico con l’edificio di riferimento, richiede un approccio integrato fin dai primi istanti della progettazione.  O si risolvono da subito tutti i problemi e le criticità, o si rischia di non centrare tutti o parecchi degli obiettivi progettuali che ci si è posti.  E questo non solo in merito all’efficienza energetica, ma anche in campo strutturale e della gestione della sicurezza e del cantiere.
Molto forte sarà la dipendenza dai codici di calcolo e dai modelli energetici: una corretta modellazione dell’edificio è il primo step per proseguire senza sorprese l’attività di progettazione.
L’edificio ad energia quasi zero (altra grande novità) potrà essere realmente raggiunto solo se si avrà una progettazione integrale del sistema edificio-impianto-utente-struttura.
 
In questi ultimi anni abbiamo assistito a una continua evoluzione delle norme su questi temi. Un passaggio utile per chi progetta o una schematizzazione che può irrigidire troppo il sistema e quindi nuocere all’attività del progettista ?
 
La continua evoluzione normativa non aiuta i progettisti, anche perché non si ha evoluzione solo nell’efficienza energetica, ma in una molteplicità di ambiti che con il settore dell’edilizia son strettamente collegati: strutture, sicurezza, ambiente.  Tuttavia, il problema non è nel continuo evolversi delle norme, ma nei soggetti che le devono recepire.  Il tipico studio tecnico italiano, di dimensioni ridotte o minime, non può più reggere l’urto di una “valanga” legislativa e normativa quale quella che ha caratterizzato gli ultimi 10 anni.  Ritengo quindi che sia un’ulteriore spinta all’affermazione di strutture più concentrate, di dimensioni maggiori, a maggiore capitalizzazione, in grado di dedicare risorse umane e capitali allo studio e alla successiva applicazione in fase progettuale delle continue novità legislative e normative.  Solo strutture di questo genere possono percepire l’evoluzione delle leggi come uno stimolo, e possono confrontarsi con i grandi players europei.  Per gli altri, l’evoluzione è solo un problema, l’ennesimo vincolo posto alla fantasia progettuale.
 
In Italia si possono utilizzare più protocolli ambientali: vi sono molte differenze fra questi e sono utili come riferimento progettuale?
 
In effetti in Italia sono molteplici i protocolli ambientali utilizzabili, tutti molto diversi gli uni dagli altri.  In realtà, non è possibile definirne uno meglio degli altri.  I protocolli servono infatti “solo” per valutare sotto un determinato punto di vista un edificio, raffrontandolo ad altri, magari molto lontani dal punto di vista architettonico, strutturale e funzionale.  Questo dovrebbe essere un riferimento importante qualora si debbano effettuare degli investimenti immobiliari: con uno stesso metro di giudizio di sostenibilità, si può creare una classifica degli edifici migliori.  Dovrebbe essere anche lo scopo della certificazione energetica, anche se mi pare che, ad oggi, ben pochi lo abbiano capito.
Certamente i protocolli ambientali son un riferimento importante per il progettista, a patto che si sia coerenti con la scelta del protocollo da usare per la valutazione finale.  Progettare secondo il protocollo A, e poi valutare l’edificio secondo il protocollo B non è una buona idea!
 
Di questo si parlerà al SAIE Academy: che valore aggiunto si porterà il partecipante da un seminario come questo?
SAIE ACADEMY è un luogo di incontro e dibattito.  Partecipare ad un seminario significa non solo trovare risposte ai propri dubbi, ma partecipare a farne sorgere di nuovi ai quali, tutti insieme, si proverà a dare una soluzione.
 
Intervista a Raffaele Landolfo

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Intervista a Raffaele Landolfo

Il relatore

Raffaele Landolfo è Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Direttore del Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura dal 2013, insegna anche nell’ambito di diversi master di primo e secondo livello ed è attualmente coordinatore nazionale del Master Europeo Erasmus Mundus “Sustainable Constructions under Natural Hazards and Catastrophic Events “.
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L'intervista
Avendo un patrimonio immobiliare vecchio e poco sicuro il tema del retrofit strutturale è forse il più importante tra le urgenze italiane. In che modo l’acciaio può essere un supporto nella definizione delle strategie di intervento?
 
L'acciaio sin dalle sue prime applicazioni si è mostrato un materiale particolarmente adatto sia alla realizzazione di nuovi organismi strutturali sia al retrofit di costruzioni esistenti. In questo secondo caso la possibilità di essere giuntato per saldatura o bullonatura rende l'acciaio particolarmente adatto alla riabilitazione strutturale di opere in carpenteria metallica per semplice integrazione di elementi componenti. Inoltre, l'elevato rendimento meccanico e la compatibilità fisico-chimica con altri materiali, ne consentono l'utilizzo per il retrofit delle costruzioni esistenti realizzate con materiali diversi, quali ad esempio strutture in calcestruzzo armato, legno e muratura, dove può essere efficacemente impiegato sia per interventi di rinforzo locale, sia per le strategie di intervento riguardanti interi organismi strutturali.
Vi sono delle innovazioni che consentono oggi di poter intervenire dove prima era troppo oneroso e impossibile dal punto di vista tecnico? 
L'avvento di nuovi materiali con elevati livelli prestazionali ha fornito ai progettisti un’ampia gamma di alternative utile ad affrontare efficacemente deficienze strutturali che, con i materiali sarebbe impensabile colmare. Le innovazioni, oltre agli aspetti tecnologici, hanno anche interessato i sistemi e le tipologie strutturali. A solo titolo di esempio, e per restare nel campo delle strutture metalliche, si potrebbero citare i controventi dissipativi ad instabilità impedita il cui impiego è particolarmente efficace per adeguare o migliorare sismicamente costruzioni esistenti realizzate con altri materiali. Non meno importanti appaiono le innovazioni di processo, soprattutto grazie all’utilizzo sempre più diffuso di strumenti e tecniche BIM sia in fase di progettazione/prototipazione sia per la gestione dell'intervento di adeguamento. Innovazioni di prodotto e di processo devono essere comunque inquadrate in un’ottica di progettazione integrata, ossia di tipo multiprestazionale, orientata sul concetto di ciclo di vita e basata su metodologie quantitative per la determinazione degli impatti ambientali e, più in generale, per verificare il soddisfacimento dei requisiti di progetto.  Solo in questo modo sarà possibile arrivare a soluzioni in grado di rappresentare delle vere e proprie best practises negli interventi di retrofit del patrimonio edilizio esistente.
 
Le norme attuali sono sufficienti ? i professionisti hanno consapevolezza della trattazione del tema?
 
Il tema del miglioramento sismico e, più in generale, quello della riduzione della vulnerabilità degli edifici esistenti è fondamentale per le strategie di mitigazione del rischio simico in Paesi come il nostro, anche per le sue ricadute in termini economici. Non a caso è sempre stato tra i più delicati e controversi, sia nel dibattito tecnico-scientifico sia dal punto di vista normativo. Come è noto, l’intero quadro normativo, nazionale ed europeo, è in corso di aggiornamento e revisione e certamente le parti che riguardano questa tematica sono quelle per le quali sono attese le modifiche più sostanziali, anche in considerazioni delle molteplici criticità che presentano le norme attuali su queste questioni. Parallelamente, il mondo dell’università e della ricerca è impegnato a studiare procedure e metodologie di calcolo sempre più affidabili per la progettazione dei sistemi di miglioramento e/o adeguamento sismico degli edifici esistenti e, di concerto con le associazioni di settore, si stanno promuovendo numerosi corsi di formazione specifici per mostrare ai professionisti le potenzialità derivanti dall’utilizzo di questi approcci progettuali più avanzati, soprattutto laddove opportunamente combinati con le innovazioni tecnologiche offerte dal mercato.
 
Di questi argomenti si parlerà al SAIE Academy: che valore aggiunto si porterà il partecipante da un seminario come questo?
 
L'aggiornamento professionale permanente è uno degli strumenti per aumentare la competitività del nostro paese nel mercato globale e quindi iniziative come queste portano sempre un valore aggiunto a chi vi partecipa. Nello specifico, il programma scientifico di SAIE ACADEMY mi sembra veramente molto interessante, completo e focalizzato su tematiche di grande attualità.  Sono sicuro quindi che contribuirà ad arricchire le competenze specifiche ed il bagaglio culturale dei partecipanti.
 
Intervista a Giovanni Utica

SAIE Academy. La parola ai relatori.

Intervista a Giovanni Utica

Il relatore

Gianni Utica, Professore associato di estimo, laureato in fisica e in architettura, attualmente insegna Valutazione economica dei progetti, Programmazione e costi per edilizia ed Estimo e contabilità dei lavori presso la Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano. maggiori informazioni
 
 
L'intervista
Quali sono gli strumenti più evoluti che possono supportare l’attività del project manager nella progettazione preliminare in edilizia?
 
Il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, già da alcuni anni, ha messo a punto una procedura di stima del costo di costruzione che richiede un quadro informativo estremamente limitato:
planivolumetrico di progetto (slp. per ogni livello, volumi v.p.p., ergo non il progetto definitivo plottato in scala 1:200),
destinazioni da allocare,
caratteristiche generali del terreno,
caratteristiche generali, rappresentative delle possibili scelte tecnologiche che andranno a costituire le linee di indirizzo dei successivi approfondimenti progettuali (definitivo, esecutivo).
Partendo dal presupposto che il costo di produzione di una costruzione è strettamente connessa a due fattori:
la dimensione,
il livello qualitativo del risultato atteso.
In effetti, il modello procedurale prevede l’individuazione dei caratteri della costruzione (cfr. classi di elementi tecnici), l’analisi geometrica del planivolumetrico per procedere alla stima delle relative quantità, l’individuazione dei costi di costruzione unitari, per ciascuno di tali caratteri.
Per stimare le quantità da assegnare a ciascuna classe di elementi tecnici sono state messe a punto una serie di regole che hanno dimostrato di essere in grado di mantenere una sostanziale validità anche durante lo sviluppo delle progettazione di approfondimento (definitivo, esecutivo).
Per ciascuna classe di elementi tecnici, parallelamente si può procedere alla caratterizzazione delle scelte progettuali ipotizzando un’opportuna stratigrafia laddove ciascuno degli strati che la caratterizzano fanno riferimento a una voce di prezzo del Listino prezzi per opere edili che è stato assunto per la stima. Poiché il riferimento non è al generico parametro, come di solito avviene nelle stime sintetiche, ma a una stratigrafia direttamente associata al Listino, nel momento in cui vengono assunte delle precise voce di prezzo, in pratica si vanno a delineare tutte le scelte progettuali che esprimono i contenuti informativi del progetto preliminare.
Riusciamo quindi a individuare, sulla base del quadro informativo a disposizione in sede di progetto preliminare (cfr. planivolumetrico, esigenze espresse nel documento preliminare alla progettazione):
il costo di costruzione (e in termini derivati il costo di produzione) del progetto,
il livello qualitativo del risultato auspicato attraverso l’individuazione delle voci di prezzo associabili alle stratigrafie.
Per altro vorrei ricordare che oggigiorno i Listini contengono anche il valore della percentuale d’incidenza della manodopera. La disponibilità di tale dato commisurato ai risultati dell’analisi tecnico-economica del progetto, in applicazione del modello operativo proposto, consente la stima dei tempi operativi per le classi di elementi tecnici (già nel progetto preliminare) di tutte le attività connesse con la cantierizzazione del progetto (cfr. metodica sintetica dei tempi di cantiere). I dati così perfezionati portano alla compilazione di un cronoprogramma attendibile utilizzando strumenti non banali (mi riferisco all’uso improprio di Excel) quali MS Project, GanttProject, Primavera Project Planner, …
Adottando lo strumento indicato (denominato Metodo BEST 1.0) la documentazione che accompagna un progetto preliminare potrà essere completa di
Relazione tecnica derivata dai contenuti delle voci di prezzo adottate nella stima,
Elaborati grafici (cfr. schemi grafici derivati dal planivolumetrico e dagli elaborati grafici contestuali disponibili),
Stima sintetica del costo di costruzione (computo metrico estimativo per classi di elementi tecnici) e del costo di produzione (costo di costruzione + somme a disposizione dell’amministrazione)
Cronoprogramma (ciclo di vita del progetto ovvero tempistica per le fasi di affidamento, della fase di progettazione, dell’assegnazione e della stipula del contratto, della fase di esecuzione, della fase di chiusura del progetto, delle attività di collaudo).
il tutto in conformità quanto previsto dall’Art. del d.P.R. 207/2010 Regolamento di attuazione del Codice degli Appalti.
 
Quanto l’evoluzione di questi strumenti di programmazione potrà cambiare la progettazione? e quali vantaggi ne avrà il mondo delle costruzioni?
 
La metodologia di stima sopra ricordata è stata messa punto da alcuni anni ed è stata oggetto di varie pubblicazioni (tra cui cfr. G. Utica, La stima sintetica del costo di costruzione. Il computo metrico estimativo per classi di elementi tecnici, 2010, Maggioli Ed.). Possiamo solo augurarci che la nostra presenza al SAIE e la comunicazione che in quella sede sarà oggetto del nostro intervento sia sufficientemente efficace da far apprezzare agli operatori del settore gli innegabili vantaggi ai fini della stima del costo di costruzione ma anche di tutta la documentazione prevista per il progetto definitivo. In effetti, abbiamo circoscritto l’ambito applicativo del metodo che abbiamo chiamato BEST 1.0, al solo contesto del progetto preliminare anche se il modello permette la stima delle quantità e dei valori di costo per i livelli del progetto definitivo ed esecutivo (cfr. Metodo BEST 2.0), ritenendo ben più efficace in tali contesti l’adozione di modelli operativi in BIM.
L’attività di progettazione, il governo delle informazioni disponibili e l’esplicitazione delle scelte progettuali ma anche le disposizioni operative che caratterizzeranno il futuro cantiere e che incidono sui costi influenzandone i caratteri e le scelte, devono trovare un supporto in metodiche organizzative e gestionali per il perfezionamento della documentazione progettuale che superano la tradizionale settorializzazione delle competenze (architetto, strutturista, impiantista, quantity surveyor, …, direttore dei lavori, direttore di cantiere, …, gestore), riconoscendo che l’efficienza nel procedimento non può che basarsi sull’informazione (cfr. quadro esigenziale, rilievo contestuale, possibile caratterizzazione del cantiere, tecnologie adottabili, …) e sulle modalità della comunicazione a quest’associata.
Pertanto, il punto di partenza per regolare correttamente l’attività di progettazione dovrà necessariamente essere rappresentato dall’analisi dei bisogni contestuali per procedere alla loro riconversione in un processo generativo delle scelte, processo che richiede l’adozione di adatti strumenti di supporto alla comunicazione, in grado, da un lato, di trasferire il quadro informativo a tutti i soggetti che hanno un ruolo attivo nel procedimento, dall’altro consentire retro-azioni di controllo per un monitoraggio continuo del risultato in tutte le fasi del procedimento.
L’incertezza che potrebbe accompagnare lo sviluppo di un progetto articolato e complesso e la stesura dei relativi documenti richiede al progettista di considerare un approccio metodologico specifico al fine di minimizzare gli errori e la loro propagazione nel flusso delle informazioni associate.
Le strategie da utilizzare nella progettazione devono seguire un percorso in grado di creare e sviluppare interfacce e relazioni con cui coniugare gli sforzi da adottare per il successo del progetto, con le specificità dei saperi necessari.
L’assunzione di strumenti utili in grado di governare una pluralità di sforzi e assolvere molteplici funzioni, rende possibile lo svolgimento di una costante azione di regolazione del progetto per la valutazione delle scelte adottate, in relazione all’obiettivo posto e ai livelli qualitativi attesi.
L'elaborazione del modello metodologico è infatti il primo step per la pianificazione delle attività di progettazionee la valutazione dell’efficacia delle azioni di processo (D best practices).
Le scelte progettuali, le soluzioni adottate, i contenuti dei documenti, …, richiedono un’azione di coordinamento delle informazioni che fluiscono all’interno del sistema informativo del progetto per garantire efficienza, efficacia e minimizzazione dei rischi (per attività, compiti, attori, risorse, modello organizzativo del cantiere, processi gestionali e manutentivi). In qualunque momento della vita del progetto, l’informazione deve perciò sostenere le scelte e le soluzioni adottate.
La realtà complessa del progetto richiede dunque che, per il raggiungimento dei risultati prefissati, con la sostanziale soddisfazione di tutti gli interessati (progettista, impresa, cliente), si debba adottare un sistema informativo in grado di fornire, agli attori coinvolti, un gruppo di strumenti efficaci per gestire tutte le attività, nell’ambito di un costante controllo della qualità del risultato, dell’avanzamento del progetto e della sua realizzazione, dei costi accumulati e da sostenere.
Un modello accettabile deve mettere a disposizione alcuni criteri generali su cui basare lo sviluppo delle dinamiche progettuali per individuare gli strumenti e intercettare le competenze da utilizzare durante l’intero ciclo di vita del progetto e per razionalizzare i termini della comunicazione al suo interno è necessario procedere alla messa a punto di un coerente linguaggio gestionale finalizzato
all’ottimizzazione delle scelte progettuali,
al perfezionamento delle modalità di scelta del contraente,
al coerente sviluppo di tutti i documenti del progetto,
al sostegno della fase di esecuzione e del relativo controllo,
alla razionalizzazione dell’esercizio e della manutenzione,
alla minimizzazione degli impatti in fase di dismissione.
in funzione sia delle scelte adottate sia dell’obiettivo da raggiungere, nei limiti imposti al progettista in termini di qualità, dei costi e dei tempi di realizzazione.
Nella fase di progettazione il responsabile del progetto deve adottare tutti gli strumenti utili nonché attivare e governare tutte le risorse necessarie all’elaborazione dei documenti progettuali previsti dalla norma legislativa e comunque necessari alla compiuta caratterizzazione dell’opera da realizzare. Il livello qualitativo del risultato atteso, le spese da sostenere, le procedure necessarie all’esecuzione dei lavori, le obbligazione contrattualmente assunte dalle parti in conformità ai presupposti del contratto d’appalto sono in sostanza vincolate dalle scelte operate nell’ambito del progetto preliminare che devo in sostanza essere mantenute anche nei successivi livelli di approfondimento.
Vorrei ricordare che fasi della progettazione si articolano in specifici momenti che normalmente sono caratterizzati da tre distinti livelli di progettazione (preliminare, definitivo, esecutivo). In effetti affrontando la fase di progettazione in una dinamica più articolata rispetto ai margini operativi angusti del Codice degli appalti, il livelli di progettazione che devono essere approfonditi (implicitamente o esplicitamente) sono: il documento preliminare alla progettazione, lo studio di fattibilità, il progetto preliminare, definitivo, esecutivo, il progetto operativo, il progetto as built.
Per meglio comprendere i termini di un approccio più responsabile alla progettazione che richiede una riflessione attenta ai caratteri dei vari livelli di approfondimento, è necessario riconoscere che il progetto è una realtà la cui complessità deriva dall’alto numero di variabili che è chiamato a gestire e dalle modalità con cui queste variabili si mettono in relazione reciproca e interagiscono tra di loro nell’ambito del suo intero ciclo di vita. 
 
 
Intervista a Marco Gaiani

SAIE Academy. La parola ai relatori.

Intervista a Marco Gaiani

Il relatore

Marco Gaiani è Ordinario di Disegno presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna ed è stato Direttore del Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale dell’Università di Bologna e del Dipartimento INDACo del Politecnico di Milano. maggiori informazioni
 
L'intervista
 
Quali sono gli strumenti più evoluti per la realizzazione moderna dei rilievi?
 
Si assiste oggi ad una progressiva specializzazione dei sistemi di rilievo in funzione dei requisiti proposti nella direzione della restituzione più fedele e più appropriata possibile. Ciò che è interessante per l’operatore del settore delle costruzioni è la disponibilità di strumenti low-cost, di rapido impiego e di semplice uso basati sia su laser sia sulla fotografia e di tecniche capace di adattarsi ad ogni tipo di problema capaci di integrarsi molto più semplicemente che in passato nella filiera della progettazione e gestione del sistema edilizio.
 
Quanto l’evoluzione degli strumenti di rilievo potrà cambiare la progettazione?
 
Il rilievo è sempre stato fino ad oggi essenzialmente uno strumento amministrativo o estraneo al processo progettuale raramente capace di fornire assist decisivi verso la soluzione finale. I nuovi sistemi, per la loro capacità di restituire in forma completa sia dati formali tridimensionali, sia dati inerenti la qualità delle superfici, per la semplicità d'uso e  per la capacità di integrarsi a post-processor digitali come software strutturali e/o di valutazione energetica, o di replica tridimensionale (stampanti 3D)  consentiranno sostanziali mutamenti nell’approccio all’esistente rendendo il rilievo la prima forma di conoscenza su cui appoggiare il progetto e trarne ‘insight' decisivi
 
Di queste tematiche si parlerà al SAIE Academy. Qual è il valore aggiunto per il partecipante a un seminario come questo?

Il partecipante potrà avere un panorama della nuova filiera di rilevamento, scoprire le modalità di sua integrazione nelle tecniche di progettazione e gestione dello sviluppo progetto più avanzate (BIM), verificare problematiche e possibili soluzioni e infine scoprire come esse vanno ad impattare sull’attuale modo di lavorare e come esso potrà evolvere in modo più efficiente ed efficace. 
 

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